Sala 1
Le origini
Mentre la fotografia è nata circa duecento anni fa, l’abito scannese vanta origini secolari; per tale motivo, ciò che le immagini riescono a mostrare, più che la sua evoluzione, è l’insieme di valori che l’abito comunica e rappresenta, ieri come oggi, per la collettività. Stile e punto di vista completano l’opera di quei fotografi che per primi si sono cimentati nell’importante compito di documentarlo.
Prime fotografie di Scanno
Pietro di Rienzo, scannese, viene ricordato come il primo fotografo che, tra il 1890 e il 1899, seppe documentare con indiscusso valore artistico il paese di Scanno e l’abito. La grande cultura che maturò e l’opportunità di viaggiare che ebbe, gli permisero di guardare la sua gente con occhi diversi, aperti al confronto con la società del tempo.
Il rispetto per la tradizione e la consapevolezza con cui si appresta a scattare è ben percepibile nelle sue immagini: le donne con l’abito sono il soggetto e quell’accuratezza con cui ogni dettaglio è restituito ha il senso di un presagio sulle imminenti trasformazioni sociali che in certe zone d’Italia si stava già vivendo.
Assieme alle fotografie di di Rienzo esistono poi altre riprese di fine ‘800 ma sono scatti isolati, fatti in occasioni speciali o con interesse folkloristico.
Tra questi ricordiamo gli scatti eseguiti dal pittore abruzzese Francesco Paolo Michetti, che egli utilizzò per realizzare alcuni celebri dipinti, oppure la fotografia del 1896 scattata da Olinto Cipollone con l’idea di immortalare la visita del poeta Gabriele d’Annunzio a Scanno.
Per nostra fortuna il valore polisemico della fotografia rende le immagini tesori inestimabili di informazioni che vanno al di là delle motivazioni con cui sono state pensate, di volta in volta, dagli autori. Oltre al passaggio del vate, Cipollone ha infatti documento l’usanza delle donne scannesi di sedersi a terra (anche in chiesa) accovacciate sul proprio pesante abito.
Le origini dell’abito muliebre
«Salgono al bosco [..] e ne scendono con la testa o con le spalle cariche come bestie, fanno da portatrici d’acqua e da manovali, senza smettere per un’ora sola la veste ardita, senza perdere mai le movenze armoniose. Di dove saran mai venute con la tribù che giurò fede eterna al proprio costume?»
L’alone di mistero che, a tutt’oggi, circonda le origini dell’abito muliebre delle Scannesi è espresso così, in modo semplice ma con stupore, da un grande osservatore della vita quotidiana dei contadini e dei pastori quale era Emidio Agostinoni, nella sua opera Altipiani d’Abruzzo del 1912.
Assistiamo nel tempo ad una trasformazione dell’abito muliebre. Tra il XVIII e il XIX secolo, all’antico abito del ‘700 va sostituendosi quello arrivato, con qualche variante, fino a noi. Quest’ultimo è prevalente nelle fotografie raccolte nelle sale di questo museo digitale. Come si evince da alcuni studi sull’abito delle donne di Scanno, l’aspetto che più disorienta la ricerca degli studiosi è che l’ultimo abito, unico nel suo genere in tutto il mondo, ha sostituito, fino a soppiantarlo in poco tempo, quello antico, entrando definitivamente nell’uso quotidiano per due secoli.
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Cover picture: Mario Giacomelli